059 Per una pace possibile 

di Roberto Cornelli, Adolfo Ceretti.

Per una pace possibile

Responsabilità, giustizia e riparazione al tempo delle guerre

di Roberto Cornelli, Adolfo Ceretti

Editore Feltrinelli, 2026

DATI PRODOTTO EDITORIALE

  • Marchio: Giangiacomo Feltrinelli
  • Data d'uscita: 8 Aprile 2026
  • Collana: Idee
  • Pagine: 192
  • Prezzo: 17,10 €
  • ISBN: 9788807200229

Perché leggerlo: Per riflettere in modo radicale e controcorrente in un'epoca in cui la guerra è tornata a essere il linguaggio ordinario della politica, ancorando la prospettiva della pace alla responsabilità, alla giustizia riparativa e alla ricomposizione dei legami sociali feriti.

In un tempo in cui la guerra torna a essere linguaggio ordinario della politica e dell'immaginario collettivo, Ceretti e Cornelli propongono una riflessione radicale e controcorrente: è ancora pensabile la pace? E a quali condizioni?

Il libro si apre con un'immagine potente: Fragmentos,

il contro-monumento realizzato a Bogotá fondendo le armi consegnate dalle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia dopo l'accordo del 2016. Non un monumento celebrativo, ma un pavimento su cui camminare. Non un simbolo di vittoria, ma un'esperienza che costringe a confrontarsi con le ferite, con la memoria, con la responsabilità. È da qui che prende avvio un'indagine teorica e politica sul significato della demilitarizzazione, sul trauma della violenza e sulla possibilità di ricomporre i frammenti di un corpo sociale lacerato.

Ceretti e Cornelli analizzano la trasformazione contemporanea dei conflitti: società attraversate da fratture etiche, religiose e politiche sempre più difficili da ricondurre a sintesi; linguaggi che pretendono di imporsi come assoluti; identità che si irrigidiscono fino a rendere la convivenza impossibile. In questo scenario, guerra e pace non sono concetti univoci, ma parole moltiplicate, contese, spesso svuotate di significato.

La tesi è esigente: la pace non è un'utopia ingenua né un semplice armistizio, ma un lavoro sul limite. Limite della forza, del potere, dell'odio, della pretesa di assolutezza. Solo riconoscendo questo limite – individuale e collettivo – è possibile sottrarre i conflitti alla deriva distruttiva e restituirli a una dimensione politica.

Un saggio rigoroso ma attraversato da immagini e casi concreti, che intreccia filosofia, criminologia, teoria sociale e riflessione etico-politica. Un libro necessario per comprendere il nostro presente e per riaprire, con lucidità, lo spazio di una pace non retorica, ma possibile.


Assumere responsabilità, fare memoria, istituire giustizia per trasformare i conflitti armati in futuro condiviso.

FRASE ESIGENTE

«In un tempo in cui la guerra pretende di diventare l'unica grammatica del mondo, pensare e praticare la pace significa rifiutare la logica implacabile della vendetta e scommettere sulla responsabilità e sulla giustizia riparativa come unici argini alla barbarie.»

ALTRA FRASE ESIGENTE:

"C'è sempre una pace possibile in ogni guerra."

PRESENTAZIONE DELL'EDITORE

In un tempo in cui la guerra torna a essere linguaggio ordinario della politica e dell'immaginario collettivo, Ceretti e Cornelli propongono una riflessione radicale e controcorrente: è ancora pensabile la pace? E a quali condizioni?

Il libro si apre con un'immagine potente: Fragmentos,

il contro-monumento realizzato a Bogotá fondendo le armi consegnate dalle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia dopo l'accordo del 2016. Non un monumento celebrativo, ma un pavimento su cui camminare. Non un simbolo di vittoria, ma un'esperienza che costringe a confrontarsi con le ferite, con la memoria, con la responsabilità. È da qui che prende avvio un'indagine teorica e politica sul significato della demilitarizzazione, sul trauma della violenza e sulla possibilità di ricomporre i frammenti di un corpo sociale lacerato.

Ceretti e Cornelli analizzano la trasformazione contemporanea dei conflitti: società attraversate da fratture etiche, religiose e politiche sempre più difficili da ricondurre a sintesi; linguaggi che pretendono di imporsi come assoluti; identità che si irrigidiscono fino a rendere la convivenza impossibile. In questo scenario, guerra e pace non sono concetti univoci, ma parole moltiplicate, contese, spesso svuotate di significato.

La tesi è esigente: la pace non è un'utopia ingenua né un semplice armistizio, ma un lavoro sul limite. Limite della forza, del potere, dell'odio, della pretesa di assolutezza. Solo riconoscendo questo limite – individuale e collettivo – è possibile sottrarre i conflitti alla deriva distruttiva e restituirli a una dimensione politica.

Un saggio rigoroso ma attraversato da immagini e casi concreti, che intreccia filosofia, criminologia, teoria sociale e riflessione etico-politica. Un libro necessario per comprendere il nostro presente e per riaprire, con lucidità, lo spazio di una pace non retorica, ma possibile.

"C'è sempre una pace possibile in ogni guerra."

Assumere responsabilità, fare memoria, istituire giustizia per trasformare i conflitti armati in futuro condiviso.